La guarigione dentro di noi

La guarigione dentro di noi

Sergio Signori è medico olistico che da anni si dedica a raccogliere testimonianze di persone che sono guarite spontaneamente da malattie molto gravi, quali tumori o sclerosi a placche. La sua iniziativa si basa sulla certezza che dobbiamo cambiare radicalmente il modo di vedere la malattia e cominciare a considerarla come l’espressione di un disagio, anziché come una fatalità. Gli
abbiamo chiesto di parlarci del suo percorso originale.
Quando ha deciso di cercare altre vie rispetto alla medicina classica?
È successo all’età di trentacinque anni circa. A quell’epoca lavoravo in ospedale a Vicenza. Direi che le cose che mi hanno messo in crisi sono state sostanzialmente due: la prima è stata la constatazione che si continuavano a prescrivere medicinali che avevano effetti collaterali a volte anche tossici. Ricordo ad esempio persone che prendevano farmaci anti-infiammatori contro il mal di schiena e che finivano con sanguinamenti dello stomaco che mettevano in pericolo la loro vita. Queste osservazioni mi spingevano a chiedermi come mai non si fossero inventati medicinali meno nocivi. Un altro punto che mi suscitava dubbi fin dall’adolescenza era il fatto che la medicina continuasse a guardare sempre solo le malattie e mai gli esseri umani con la loro storia, le loro particolarità e i loro conflitti. In realtà mi sembrava di passare perennemente da una lista di
malattie a una lista di farmaci e viceversa. Così ho deciso di informarmi e ho scoperto che esistevano altre forme di medicina. Ho studiato omeopatia e ayurveda finché, all’età di quarant’anni ho dato le dimissioni dall’ospedale e ho aperto uno studio di cosiddetta medicina alternativa. Ciò che mi rattristra è che oggi, a distanza di trent’anni, non è cambiato niente. I medici, parlo della grande maggioranza, continuano a cercare malattie da aggredire con farmaci.
Devo aggiungere che purtroppo, anche la maggior parte di pazienti continua rimanere in quest’ottica.

In che senso?
Nel senso che il paziente stesso vuole essere deresponsabilizzato, non vuole metterci nulla di suo. La sua richiesta al medico si potrebbe riassumere così: dimmi che malattia ho e dammi qualcosa che mi faccia stare meglio. Da notare che un simile atteggiamento, detto riduzionista, è assolutamente tipico della medicina occidentale che è l’unica a ridurre gli esseri umani a una serie
di malattie da curare con una serie di farmaci. Si tratta di un atteggiamento che non tiene conto di tutta una quantità di fattori quali la psiche conscia e inconscia della persona, il modo in cui mangia, l’ambiente in cui vive, le sue relazioni. Dobbiamo capire che la malattia non ci piomba addosso per caso: si tratta di una manifestazione di disagio del nostro corpo. C’è uno scritto molto bello di un anonimo che dice: “La malattia non va vista come un nemico da combattere, ma come un segnale che stiamo facendo qualcosa contro noi stessi”. In questo senso la malattia ci dà l’opportunità di fare qualcosa di positivo per noi.

È questo interesse per un atteggiamento diverso di fronte alla malattia che l’ha portato a raccogliere testimonianze di guarigioni spontanee da malattie anche gravi, come il cancro o levarie forme di sclerosi?
Quando ho iniziato a raccogliere testimonianze di guarigioni spontanee non avrei mai pensato di arrivare a una tale quantità di casi, molti dei quali sembrano addirittura incredibili. Continuando nella mia ricerca, ho scoperto che sono stati pubblicati numerosi libri e studi, in cui si riportano guarigioni spontanee da malattie considerate anche in fase terminale. Ma nessuno tiene conto di
queste testimonianze, come non si tiene conto del fatto che gli schizofrenici, i disabili mentali e i bambini autistici si ammalano pochissimo. Questo perché la mente disabile non produce stress… Inoltre abbiamo l’abitudine di chiamare certe malattie “terribili” o “maligne”, mentre la malattia, che qualcuno chiama “benattia” è semplicemente un segnale che il corpo ti manda per dirti:
“guarda che sbagli qualcosa nel tuo modo di mangiare, nel tuo modo di pensare, o di immaginare…” Ecco un esempio di guarigione spontanea da una malattia che non era un tumore, ma che per me testimonia in modo paradigmatico la relazione mente-corpo. Si tratta di Antonella, una signora che vive qui a Vicenza e che oggi ha quasi cinquant’anni. Circa vent’anni fa, Antonella, che era giovanissima, sposata e madre di una bambina piccola, ha cominciato a deperire senza un motivo particolare. Mangiava, ma ciononostante perdeva peso a vista d’occhio. Ad un certo punto non ha più avuto le mestruazioni; era ridotta pelle e ossa. Una serie di esami cui si è sottoposta hanno fatto constatare che l’ipofisi, la ghiandola che abbiamo al centro della testa, si era rimpicciolita.  Le è stato quindi diagnosticata una malattia inguaribile e le è stato detto che purtroppo sarebbe
rimasta così per tutta la vita. Nessuno però si era preoccupato di sapere come fosse la vita della giovane donna in quel momento. In quel periodo, Antonella si trovava in una situazione per cui non aveva più voglia di vivere. Alla fine, dopo aver preso una serie di decisioni drastiche, ha ricominciato a prendere peso, ha avuto di nuovo le mestruazioni e l’ipofisi è ritornata normale.

Mi pare però che un numero crescente di medici e di pazienti si interessi a questo tipo di discorso.
Si, in effetti un numero crescente di persone, e anche di medici, si mostra sempre più aperto. Tuttavia hanno poco peso e dispongono di pochi mezzi per far sentire la loro voce, per cui prevale hi ha invece l’altra mentalità, per cui le persone vengono impaurite, operate e volte addirittura si trovano la vita rovinata.

Come agisce per diffondere il suo modo di pensare?
Tanto per incominciare raccolgo, come detto, testimonianze di guarigioni spontanee. A questi casi si aggiungono quelli dei cosiddetti “portatori sani”, ossia di persone che convivono da anni con cancri, leucemie e altre malattie considerate pericolosissime. Inoltre ho pubblicato un libro che s’intitola “Siamo guariti dal cancro” e ho organizzato a Carpi di
Modena una festo intitolata “La festa dei guariti”, alla quale hanno partecipato dodici persone che hanno portato la loro testimonianza. Abbiamo coinvolto anche 25 medici. Da lì è nata la richiesta di organizzare qualcosa del genere in otto altre città, tra cui Milano, Torino, Lugano, Vicenza. Inoltre abbiamo aperto un sito che s’intitola “noisiamoguariti.com” Con l’intento di dimostrare che c’è un’enorme sovrastima della gravità di certe malattie. Tra l’altro, invito a prestare attenzione
alle parole che usiamo. Una parola che viene usata spesso in caso di malattie gravi è “sopravvivenza”. Ma perché parlare di sopravvivenza invece che di vita? Perché dire: “questa persona è sopravvissuta da cinque anni a un tumore”. Perché ci esprimiamo così? Le persone guarite vengono chiamate “Lungosopravvissute”. Sembra che tutto sia fatto ad arte per portare verso la paura e la morte.
In realtà, se ascoltiamo le testimoniaze delle persone guarite, constatiamo che tutte dicono che l’esperienza della malattie ha cambiato la loro vita in meglio, portandole a fare qualcosa di importante per se stesse. “Abbiamo toccato il fondo”, dicono, “e siamo risalite”. A questo punto ci
possiamo chiedere: è necessario pagare un prezzo tanto alto? Probabilmente il giorno in cui un numero maggiore di persone capirà che la malattia è un programma biologico che ti vuol dire qualcosa, ci sarà meno paura e il cambiamento sarà più facile.

Quindi bisogna cambiare la visione della
Si, e anche il linguaggio che si usa per parlarne. Un altro punto fondamentale è capire che la malattia non “ti viene” da fuori. Non è un’entità estranea che ti colpisce. Questo tipo di visione è folle: nessuna medicina ha mai ragionato così prima d’ora. Ma questo non significa che abbiamo “colpa” si ci ammaliamo?
No, la colpa non c’entra niente. Il nostro corpo non ci accusa, esprime un disagio. Questo è il discorso caro a certe medicine come la nuova medicina di Hamer, o la Metamedicina. Ti spingono a chiederti: che cosa non va nella tua vita? Hai una relazione tossica, subisci attacchi sul posto di lavoro?

Il fatto che le persone si prendano in mano non rischia di ridimensionare drasticamente il ruolo
del medico?
Il medico, come lo psicologo, o il terapeuta, diventa un consulente esperto che da dei consigli, ma chi guarisce è il paziente. La guarigione è un potenziale intrinseco dell’organismo al quale ciascuno deve arrivare attraverso una sua via. Un altro punto che non capisco è la condanna espressa nei confronti dell’effetto placebo. Sarebbe ora che cominciassimo a usare l’effetto placebo, poiché ci
sono casi in cui ha guarito esattamente come i farmaci e senza effetti collaterali. Un fatto che viene spesso sottovalutato, o ignorato, è che il corpo risponde a ciò che immaginiamo. Se abbiamo fame e immaginiamo un piatto succulento, ci viene l’acquolina in bocca, quindi la malattia risponde anche a ciò che immaginiamo. L’epigenetista americano Bruce Lipton ha
dimostrato che il DNA risponde anch’esso alle credenze.

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