Un nuovo paradigma

Un nuovo paradigma

Benedetta Galazzo è architetto, ricercatrice spirituale e autrice del saggio “Due rive un solo fiume” in cui affronta il cambiamento di paradigma nato dalle scoperte della fisica quantistica. In questa intervista le abbiamo chiesto di parlarci di uno dei temi che ha approfondito nelle sue ricerche: quello della fisica quantistica.

Negli ultimi decenni si è parlato molto, anche a sproposito, di fisica quantistica. In che modo le scoperte fatte da Max Plank, Schödinger, Einsenberg e altri modificano la visione del mondo in auge dai tempi di Newton?
E’ vero che si parla sempre di più di Fisica Quantistica ma come in tutte le cose, che per natura contengono in sé grandi potenziali trasformativi, se ne può parlare in molti modi, scalfendone appena la superficie, approfondendole tecnicamente o cercando di intravederne la portata rivoluzionaria nell’evoluzione della coscienza umana.
Cento anni fa gli scienziati che per primi si addentrarono in questo universo infinitamente piccolo come pionieri in un territorio vergine e ancora del tutto inesplorato scoprirono che i mattoncini fondamentali (le realtà subatomiche) con cui era edificato tutto quanto l’universo, noi compresi, non erano affatto semplici pezzettini microscopici di materia ma qualcosa di più complesso e indeterminato perché l’identità materiale, fisica e visibile di quelle particelle era inseparabile da una loro controparte energetica più sottile, esistente sotto forma di onda e invisibile, che scoprirono essere più fondamentale di quella visibile, insomma come se la materia nel suo stato fondamentale avesse una doppia anima: corpuscolare ed ondulatoria. Ma la cosa più sorprendente per questi scienziati pionieri fu osservarne il comportamento: la materia/energia o particella/onda, infatti, a queste scale microscopiche non si comporta affatto come la materia del mondo macroscopico studiato da secoli nella fisica classica ma segue leggi del tutto differenti che contraddicono i principi fondamentali su cui si basano le note leggi newtoniane. Potete immaginare lo sconcerto che ebbero questi pionieri, lo stesso Einstein disse: “era come se ci mancasse la terra sotto i piedi”, ma d’altra parte anche lo stupore e le sfide del tutto nuove che si affacciarono alle loro menti.
Come è possibile che il mondo degli atomi sia così diverso da quello delle mele che cadono, degli esseri umani e dei pianeti? Tutte le mele, gli esseri umani e i pianeti non sono in fin dei conti fatti di atomi e particelle? Non è forse questa la nostra essenza più intima?
E questa realtà alla base di tutto ciò che è, così indeterminata, controintuitiva, sfuggente alla nostra logica, per lo più invisibile, quando e come diventa determinata e visibile?
La cosa davvero straordinaria – secondo la logica della fisica classica, che è poi quella su cui abbiamo costruito il nostro senso delle cose, mediato e confermato dal nostro apparato percettivo sensoriale – è che ciò che è invisibile e indeterminato (e quindi inesistente e non reale secondo la visione materialista del mondo) diviene determinato e visibile (e quindi esistente e reale) in virtù di un atto di “osservazione” scientifica. Cerchiamo di spiegarci. C’è un esperimento (realizzato in molte varianti già a partire dal XIX secolo e sempre verificato) denominato “esperimento della doppia fenditura” (potete facilmente trovarlo su youtube) che mostra chiaramente come anche un piccolo elettrone decide di comportarsi in modo classico, ovvero come un pezzettino infinitesimo di materia visibile che segue le leggi classiche, oppure come un’onda invisibile e indeterminata nello spazio, che segue altre leggi, a seconda che sia “osservato” oppure no. Come se lo stesso minuscolo elettrone avesse una sua propria infinitesima coscienza che gli fa decidere se restare invisibile e comportarsi come un’onda (quando nessuno lo osserva) o diventare visibile e comportarsi come una particella se è osservato da un qualche dispositivo scientifico volto a rilevare con precisione il suo comportamento. Possiamo dire che la presenza dell’”osservatore” modifica lo stato della materia e fa “collassare la funzione d’onda”, questo è il termine tecnico, rendendo quell’energia sotto forma di onda indeterminata e invisibile una particella determinata e visibile. Questo fatto è di per sé straordinario perché è come se ci dicesse che la realtà visibile non è esistente a priori di chi osserva, ma emerge nel mondo fisico, percepibile dai nostri sensi (o dalle loro estensioni tecnologiche), grazie al fatto che c’è una qualche “coscienza” che la osserva.
Possiamo ipotizzare dunque, come fecero alcuni dei pionieri di queste scoperte, che sia la coscienza a creare la materia e non il contrario? Oggi molti scienziati con mente aperta stanno indagando proprio in quella direzione, mentre la scienza del vecchio paradigma continua ad affermare che la coscienza è un epifenomeno del cervello, ovvero la conseguenza di certe attività neuronali, non avendo nessun riscontro sperimentale di questa affermazione.
Dunque, diversamente da quanto sosteneva Cartesio, non possiamo osservare la realtà in modo oggettivo restandone al di fuori ma la nostra osservazione è compresa nel processo di creazione stessa della realtà.
Questo cambiamento di prospettiva apre nuovi orizzonti sul piano scientifico, ma anche ontologico ed etico in quanto ci responsabilizza come agenti co-creatori all’interno di un mondo e di un universo non più meccanici ma organici e quindi in continua evoluzione.
Estendendo questa prospettiva alle sue naturali conseguenze la domanda che ci possiamo porre è: se l’intenzione di osservare il comportamento di un elettrone da parte di uno scienziato fa sì che la funzione d’onda dell’elettrone “collassi” sul piano fisico e diventi visibile e determinato (e quindi reale secondo la vecchia logica) quale tipo di osservazione (leggi coscienza) può fare collassare ad esempio un essere umano dal suo stato di onda sui piani sottili invisibili al suo stato di esistenza incarnata nel mondo fisico (come una gigantesca particella) o quale coscienza può far collassare la funzione d’onda di un pianeta o di una stella? Certamente devono essere coscienze ben più evolute di quella umana. Questi interrogativi ci introducono alla prossima domanda.

In che modo la visione quantistica si avvicina a quella spirituale?
Sono tre le risonanze principali tra la recente ricerca scientifica e la ricerca spirituale derivata dalle filosofie perenni:

  1. nella visione scientifica la dualità della materia (onda – particella) corrisponde nella visione spirituale alla dualità fondamentale di spirito/materia presente in tutta la manifestazione, compreso il microscopico elettrone. Gli insegnamenti esoterici affermano infatti che anche nel più infinitesimo ente materiale è presente una scintilla spirituale (esattamente come nel simbolo del Tao)
  2. che la materia emerge dalla coscienza e non viceversa. Nell’approccio scientifico con le specificità già evidenziate e in quello esoterico con l’assioma “L’energia segue il pensiero” dove per energia s’intende anche la stessa materia che è energia ad una differente frequenza vibratoria, e dove per pensiero possiamo intendere un pensiero cosciente creativo, un’intenzione cosciente sovraumana (la mente divina) o anche umana, che a seconda del suo livello evolutivo determinerà nel suo insieme una realtà armonica e ordinata o disarmonica e caotica. Per inciso nelle tradizioni esoteriche la coscienza è esattamente l’intermediario tra lo spirito e la materia ed essendo in continua evoluzione (questo è anche il senso del continuo ruotare del simbolo del Tao, che non è statico) questo rapporto sarà contrassegnato da una maggior presenza di materia all’inizio del suo percorso e ad una maggior presenza di spirito nelle sue fasi mature.
  3. che tutto è altamente interconnesso e correlato. Come suggerisce l’Entanglement quantistico, una teoria degli anni sessanta del secolo scorso, verificata poi sperimentalmente negli anni ottanta, secondo cui due particelle che abbiano condiviso uno stato comune in qualche momento della loro esistenza, restano indissolubilmente collegate tra loro anche se separate fisicamente; e se soltanto ad una di queste due particelle si applica uno stimolo, l’altra, benché non direttamente stimolata, indifferentemente da quanto distante possa essere, reagirà a quello stesso stimolo istantaneamente in maniera correlata. L’istantaneità testimonia il fatto che non c’è trasferimento di informazioni o segnali nello spazio/tempo ma che l’informazione è già istantaneamente presente, come se le due entità fossero effettivamente un’unica realtà. Così negli insegnamenti spirituali originari si è sempre affermato che Tutto è Uno, che tutto ciò che è manifesto e apparentemente separato sul piano fisico mantiene una implicita unità sui piani energetici più sottili in quanto deriva da un’unità cosciente non manifesta, che decidendo di fare una esperienza evolutiva nella manifestazione materiale, differenziandosi e sperimentando la molteplicità delle forme e delle qualità, consentirà a tutti gli enti manifesti di sviluppare man mano una coscienza sempre più inclusiva che permetterà loro alla fine del lungo viaggio evolutivo attraverso tutti i regni di natura di ritrovare quella origine unitaria dimenticata e di rendere quel Uno perfettamente cosciente dell’esperienza dei molti.

Per ora, se si prescinde da certi ambienti molto ristretti, non sembra che la visione quantistica sia entrata a far parte del sentire comune. Quanto tempo potrebbe impiegare il nuovo paradigma per imporsi?
Il tempo è relativamente importante nell’ambito dell’evoluzione della coscienza, sono più importanti i cicli, che indicano le qualità energetiche che accompagnano le fasi di sviluppo di un organismo, e possiamo dire che anche una civiltà con il suo paradigma di riferimento è un organismo, che nasce, si sviluppa, raggiunge il suo apogeo e decade. Oggi ci troviamo in una delle più grandi crisi globali e complesse che il nostro pianeta, anch’esso un organismo vivente con la propria coscienza, abbia mai dovuto affrontare, e possiamo affermare, anche guardandoci intorno, che la fase in cui ci troviamo è una fase di decadenza, in cui il vecchio paradigma fondato sul meccanicismo materialista non è più adatto ad affrontare le sfide globali che ci riguardano.
Ma come sappiamo, le crisi sono anche i momenti più creativi nella vita della natura, i momenti in cui la coscienza attinge a risorse inimmaginabili per permettere alla vita di continuare a fluire.
La natura è assai conservatrice con ciò che funziona, ma una radicale innovatrice con ciò che non è più adatto alle necessità evolutive. Il regno umano, come primo regno autocosciente, è sicuramente responsabile di questa crisi, ma è anche il primo regno di natura che è in grado di osservare sé stesso (conosci te stesso), riconoscere i limiti delle proprie azioni e trovare coscientemente soluzioni creative in grado di trasformare le crisi in opportunità evolutive. Per fare questo è necessario iniziare a osservare il mondo con nuovi occhiali, iniziare a familiarizzare con il concetto che alla base della realtà c’è la coscienza, non la materia, la coscienza di un minuscolo elettrone, quella di noi esseri umani, quella del pianeta che ci ospita, coscienze che sono tutte interconnesse in una grande unità vivente, dove ognuno fa la sua parte nella grande danza cosmica che trasformerà, come dicevano gli antichi greci, il caos in cosmos, il disordine in ordine e armonia.
Il cambiamento non avverrà in modo progressivo e lineare, come una linea retta, avverrà con un “salto quantico” della coscienza umana, quando il numero di massa critica di donne e uomini che osservano il mondo con i nuovi occhiali sarà tale che la nascita del nuovo mondo sarà inevitabile.
Ogni parto è preceduto da un travaglio più o meno lungo, questa durata dipende da noi, dall’uso che facciamo del nostro libero arbitrio, dalla capacità di lasciare andare tutto quello che non ci serve più, come competizione ed egoismo che rappresentano l’adolescenza dell’umanità, imparando a vivere in modo più maturo, cooperando e condividendo, vivendo coscientemente la nostra vera funzione nel disegno più grande: diventare quello che Goethe chiamava “il dialogo tra Dio e la natura”, gli intermediari cosmici tra la materia e lo spirito, e possiamo farlo esclusivamente attraverso il riconoscimento del primato della coscienza sulla materia.

Benedetta Galazzo terrà una serie di conferenze presso l’Associazione Semi di luce tra autunno 2023 e la primavera 2024
Per maggiori informazioni https://www.semidiluce.ch/

 

Comments are closed.